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Nikko, non lontano da Tokyo, è sede di sfavillanti templi dorati, che vengono presi d'assalto da orde di turisti. Mi piace il silenzio di questa foto.

 

 

 

 

 

 

Per quanto siano inflazionate le immagini dell'autunno giapponese, è difficile non innamorarsene. Questo rosso da knockout mi ricorda l'incantevole duello autunnale del film cinese Hero (di Zhang Himou), un capolavoro altrettanto irresistibile.

Tokyo è una città che cambia e si innalza a vista d'occhio. Chi abita al trentesimo piano di un costoso grattacielo può ammirare un panorama meraviglioso, oppure... la finestra del grattacielo di fronte!

A Tokyo ci sono incroci a più strati: canale per barche, ferrovia e autostrada sopraelevata. La Mori Tower è forse il grattacielo più sontuoso della metropoli. Al 49° piano ho presentato il mio progetto di animazione Rosso Ruggine.

Tramonto dalla Mori Tower del quatiere Roppongi. L'area urbana di Tokyo e dintorni è davvero sconfinata. Occorrono almeno 90' di treno dal centro per vedere le prime aree rurali.

 

 

 

 

 

 

 

 

Un angolo silenzioso in un tempio di Kyoto, dove è possibile trovare ancora il Giappone tradizionale.

 

 

 

 

 

 

"Light up" a Kyoto. Purtroppo non è possibile visitare i templi giapponesi dopo le 17. Ma d'autunno alcuni restano aperti anche di sera, offrendo atmosfere fin troppo curate, ma indubbiamente suggestive, specie sotto una silenziosa pioggerella.

 

 

 

 

 

 

 

 

Lanterne in un tempio di Nara, una delle mete nipponiche più quotate per i templi e i musei, dove sono esposte statue di rara bellezza.

Questa via di Osaka mi sembra apprestarsi a coricarsi dopo la baldoria. La città è famosa per i divertimenti serali, i comici e il cibo locale. L'okonomiyaki è una sublime frittata mista, semplicemente imbattibile.

Kurashiki, una cittadina con un delizioso quartiere antico, giustamente famoso, ma maledettamente turistico. Schivando gli artificiosi gift shop, mi sono imbattuto in questo guanto, che ai miei occhi ha l'aria, chissà perché, di un antico fantasma giapponese.

 

 

 

 

 

 

Tokyo è un tripudio di specchi. Ma lo specchio è anche oggetto ultimo presente nei tabernacoli dei templi. Mi chiedo cosa veda la città nei suoi specchi, come un pellegrino al culmine della sua ascesi.

 

 

 

 

 

 

Finita la guerra, era troppo costoso interrare i cavi elettrici. Così sono rimasti da allora, a formare una ragnatela di fili e contatori che farebbero rabbrividire i nostri urbanisti ed elettricisti. Eppure trovo che aumentino il fascino di Tokyo.

 

 

 

 

 

 

 

I locali e i passaggi sotto le ferrovie sono un affascinante mondo underground, che ha ispirato lo stile cyberpunk di animatori come Katsuhiro Otomo e Koji Morimoto.

Napoli? No, Tokyo. I giapponesi non sono freddi e taciturni come gli antichi samurai. Per esempio, il vivido mercato popolare Ameyokocho, a Ueno, è pieno di venditori che strillano indefessamente, invitando i clienti a comprare le merci.

Il Tokyo International Forum, che ricorda il telaio di una nave, è uno degli edifici più sorprendenti della città. Non mi stupirei se fosse in grado di decollare come un dirigibile.

I "salary-men", lavorando tutto il giorno, tra frustrazioni e difficoltà a incontrare ragazze, possono sfogare preoccupazioni e pruriti nei club come questo. Le hostess sono dame di compagnia, geishe J-pop che non necessariamente arrivano alla prestazione sessuale (che è svincolata dal senso di peccato). Analogamente, le hostess, frustrate a loro volta, possono sfogarsi con gli "hosto", giovani trendy con capelli bizzarri biondi a punte.

 

 

 

 

 

 

Mi intrufolo in un vecchio scalo merci nella baia di Tokyo, un meraviglioso ammasso di vecchi attrezzi e motori, gru e catene. Un luogo che pare abbandonato dall'uomo all'improvviso e diventato da decenni la dimora della strega della ruggine.

 

 

 

 

 

 

 

Per trovare luoghi ruvidi e arrugginiti basta andare all'affascinante mercato del pesce di Tsukiji, un immenso e movimentatissimo padiglione che sembra appena uscito dal dopoguerra.

 

 

 

 

 

Un semaforo circolare a Shinjuku. Per i problemi di traffico e di spazio, a Tokyo non si lascia l'auto per strada, ma solo nei parcheggi, quasi tutti interni agli edifici. Non si può acquistare un auto se non si può dimostrare di avere un posto dove parcheggiarla.

Una torre secolare nella cittadina di Kawagoe, che presenta ancora antichi magazzini costrutiti eccezionalmente in terracotta, per resistere agli incendi. Gli edifici giapponesi tradizionali venivano infatti costruiti in legno. La pietra era utilizzata soprattutto per i basamenti dei castelli.

 

 

 

 

 

 

 

Una svastica buddista in un tempio di Asakusa a Tokyo. Che peccato che si sia perso il significato della parola sanscrita, traducibile come "portafortuna".

 

 

 

 

 

Il più grande cimitero del Giappone, sul monte sacro Koya-san, è un luogo davvero mistico. Migliaia di antiche lapidi si ergono sotto altissimi cedri secolari, fino al mausoleo di Kobo Daishi, dove brillano 10.000 lanterne. Daishi fu il monaco che importò il buddismo esoterico Shingon in Giappone nel IX sec.

 

 

 

 

 

 

 

Un vecchio edificio in stile occidentale nel moderno porto di Yokohama. Non è raro imbattersi in questi edifici. La stazione di Tokyo, per esempio, è una copia di quella di Amsterdam.

 

 

 

 

 

 

 

L'avvenieristico molo per le navi da crociera al porto di Yokohama è piccolo gioiello architettonico ricoperto di legno ed erba vera, anche se gli insetti che movimentano i prati si tengono alla larga.

Una maschera tradizionale nella varipinta Chinatown di Yokohama, la più grande del Giappone, un paradiso per i buon gustai e i fan dei panda. Se questi orsi avessero il copyright sulla propria immagine, di certo non sarebbero in via di estinzione.