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Leiji Matsumoto

16 marzo 1999: ho 23 anni, mi laureo a pieni voti in Scienze dell’Educazione all’Università di Bologna con una tesi su Leiji Matsumoto. Internet è agli albori, non conosco il giapponese, l’unico fumetto di Matsumoto pubblicato in Italia è Capitan Harlock. Tranne alcune interviste, la bibliografia non giapponese in materia è inesistente. Recupero le animazioni in VHS copiate da amici collezionisti ed effettuo un’analisi a tappeto, ricostruendo la visione del mondo dell’autore. Certo, è mediata dalle trasposizioni animate, che lo coinvolgono fino a un certo punto, ma ne esce un quadro coerente. Dalle sue storie imparo che devo lottare per i miei sogni e così faccio, investendo tutte le mie energie nel fare cinema di animazione. Nel frattempo le produzioni animate legate a Leiji Matsumoto continuano, ma senza vere novità. Se oggi faccio questo mestiere, lo devo anche a lui. Ecco perché è ora di condividere questa mia ricerca. Ci sono refusi e alcune ingenuità, ma quanto scritto mi sembra resti valido e attuale.

Una nota di colore: per mostrare ai membri dell’ignara commissione l’anomalo oggetto della mia ricerca, mostro loro questo video, montato in analogico con videoregistratori VHS. A parte il mio ottimo relatore, il prof. Roberto Farnè, raccolgo reazioni di spaesamento, imbarazzo e distrazione. Gli anni Novanta sono passati e va bene così.

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